Latteria Perenzin
 

da Pieve di Soligo, dov’è nato e vive Andrea Zanzotto, un grande della poesia italiana, fino alle porte di Valdobbiadene, in una terra ricca di vigneti, di piccole seterie e botteghe di stoffe per l’arredamento, dove anche il brioso prosecco ispira artisti e letterati.

Sulle colline attorno a Farra provo ancora choc emotivi straordinari, specie al mattino, quando la brina non si è ancora sciolta”. Andrea Zanzotto, una delle grandi voci della poesia italiana contemporanea, ha sempre speso parole e versi di elogio nei confronti della sua terra, dalla quale non si è mai separato. È nato 80 anni fa a Pieve di Soligo e qui ancora abita, nonostante da tempo critichi apertamente il selvaggio sviluppo industriale ed edilizio dell’ultimo quarto di secolo. “Per fortuna non tutto è andato perduto”, dice. “Ci sono ancora pochi scorci che continuano a ricordarmi i dipinti di Giorgine e cima da Conegliano”. Per esempio, i laghetti di Revine, nelle cui acque “si specchiano riflessi di un paesaggio immutato”. Oppure l’area delle risorgive, tra Vidor e Moriamo della Battaglia, “salotti verdi attraversati da innumerevoli corsi d’acqua”. Basterebbero questi luoghi, che il poeta chiama “appunti dispersi in una cementificazione diffusa”, a rendere piacevole un viaggio nel Quartier del Piave, serrato fra le alture delle Prealpi trevigiane e lo scorrere argenteo del fiume teatro di memorabili battaglie. Ma oltre al paesaggio, questa zona offre anche grandi vini e buona cucina, tradizioni rurali e piccoli tesori artistici. Proprio il paese di Zanzotto, Pieve di Soligo, con il suo centro storico d’impronta rinascimentale, è il punto di partenza ideale per un itinerario fra gastronomia e artigianato, con soste in prestigiose cantine e nei piccoli, ma esclusivi, ristoranti dell’Alta Marca trevigiana. Fra queste colline si snoda il tratto centrale della Strada del Prosecco, che si inerpica da Conegliano a Valdobbiadene. Ma questa terra generosa regala anche gli eccellenti Bianco e Rosso Colli di Conegliano, il raro Marzemino da meditazione, o il più popolare Verdino. Nella maggior parte dei ristoranti si mangia una cucina stagionale, con funghi in autunno ed erbe spontanee in primavera, che ha come capisaldi alcuni prodotti tipici, quali la sopressa, i formaggi di malga, il radicchio rosso di Treviso. Ma il Quartier del Piave è anche il regno della cacciagione e degli spiedi di carni miste, che trovano la loro apoteosi nello spiedo gigante che ogni anno viene imbandito in ottobre a Pieve di Soligo.

Una manciata di chilometri e da Pieve si raggiunge Farra di Soligo, dove si trova uno degli alberghi più eleganti e raffinati della zona, l’Hotel Villa Soligo, ospitato in una dimora neoclassica immersa in un grande parco. Sulla collina retrostante c’è l’eremo di San Gallo e, fra le vigne dell’azienda omonima, il ristorante Casa Rossa, noto per la sua eccellente carne alla brace. L’origine di Farra si perde nella notte dei tempi, come testimoniano i ritrovamenti dell’età del bronzo e il suo stesso nome, toponimo longobardo. Ai Longobardi risalgono anche le Torri di Credazzo, i cui ruderi dominano la frazione di Col San Martino, frequentata dai gourmet per la Locanda da Condo, pietra miliare della ristorazione locale. L’itinerario ora sale fra i boschi di castagni di Combai, antico borgo dalle case in pietra, ridiscende verso Campea, risale a Premaor, dove Giovanni Gregoletto, dell’omonima famiglia di vignaioli, produce vino ma anche molte idee, con il marchio Vallis Mareni Pulchra: qualche esempio? Il tabarro del bottaio, ampio mantello che sta andando letteralmente a ruba, le stampe di uve tratte da un’antica ampelografia, il Cd dal titolo eloquente Musica del vino. Si ridiscende a Soligo per visitare la chiesa di S. Maria dei Caminesi con affreschi del ‘300 e a Solighetto, dove la settecentesca Villa Brandolini ospita il Museo di storia locale con una sezione dedicata alla cantante lirica Toti Del Monte, che fu assidua frequentatrice della zona. Sulla strada verso Follina, due indirizzi per lo shopping: da Seta Veneta si trovano i foulard, stoffe e scampoli di seta; da Cesca tovaglie, lenzuola, asciugamani confezionati su misura, con stoffe dai disegni originali. L’itinerario riprende la via delle colline. Refrontolo è la terra del Marzemino, che a differenza dell’omonimo rosso trentino qui è un vino passito da meditazione: nella casa colonica della tenuta dell’azienda Astoria, nel tardo autunno, si possono vedere le sue uve messe ad appassire nel sottotetto. La strada risale poi fino a San Pietro di Feletto, dove il passaggio è di una dolcezza senza eguali. Suddiviso in cinque frazioni disseminate fra le vigne (Rua, Bagnolo, San Pietro, San Michele, Santa Maria), il paese custodisce piccoli tesori d’arte, quali la sede municipale di Rua, ubicata in un antico eremo camaldolese, e la medievale pieve di San Pietro, nota per l’affresco raffigurante il Cristo della Domenica. Per uno shopping goloso, si acquistano direttamente dal produttore le grappe di Beniamino Maschio e i saporiti formaggi biologici e di capra della Latteria Perenzin (fra le chicche, la robiola e la ricotta di capra e il formaio ciok, cioè affogato nel mosto). Fra le tante cantine della zona, si distingue quella di Giuliano Bazzo che produce Prosecco, Merlot e imbottiglia il Prosecco-Vino dei poeti, con etichette disegnate da Giulio Turcato; questo vino è stato ideato dal Club Verdurin, cenacolo di intellettuali uniti dall’amore per queste dolci colline, che ha sede nella vicina Casa Flaminio. Da anni luogo di ritrovo e buen retiro per poeti e artisti, la dimora di Lia e Flaminio De Martin è un bed & breakfast che ha accolto, oltre ad Andrea Zanzotto, Alberto Moravia e Mario Luzi, Federico Fellini e Mario Soldati, Elio Bartolini e Carlo Bo. Le camere sono decorate dagli affreschi dei pittori amici di famiglia. Poco lontano, Piero Spinazzè, campione italiano di endurance, gestisce con la moglie Anna il Circolo ippico Ca’ Borg (tel. 0438/784338). È la guida ideale per chi vuole andare a cavallo alla scoperta delle colline del Prosecco.